5 marzo 2007

Aziendalizzazione delle Agenzie Fiscali, una china inarrestabile

L’evoluzione delle Agenzie Fiscali, uno dei comparti pubblici in cui da diverso tempo vi è il più alto tasso di sperimentazione aziendalistica, piano piano, lemme lemme sta assumendo sviluppi e contorni ancora più negativi.
A cominciare dall’Agenzia delle Entrate dove l’ultimo contratto integrativo recentemente siglato, sta avendo le sue devastanti ripercussioni. In ossequio all’art. 20 del CCNI è in via di attuazione negli uffici la rilevazione delle esperienze professionali con corsi specifici e con una nuova procedura a cui i lavoratori dovranno sottostare volontariamente rispondendo a dei quesiti da cui saranno estrapolati dati e proiezioni per l’attribuzione dei “mestieri”. Dietro a questo specchietto delle allodole e dietro ad una prospettiva e ad un percorso tutto da verificare, ci dovrebbe essere la collocazione del personale in profili/fasce economiche/aree corrispondenti alle loro mansioni/mestieri. Traduciamo invece, nell’immediato, questo gigantesco processo messo in piedi, come un esteso meccanismo di controllo sul lavoro e sui lavoratori da parte delle direzioni degli uffici, delle direzioni regionali, dove la valutazione soggettiva del lavoratore e del suo apporto individuale alla produttività la fanno/la faranno da padrone, perfezionando e riproducendo ancora di più il modello Antares.
E tutto ciò mentre il guazzabuglio impera riguardo le graduatorie dei passaggi economici e le prove a cui i lavoratori si stanno sottoponendo, per i passaggi dalla II alla III area e all’interno delle aree; con la prospettiva certa che alla fine di questa infinita bagarre il contenzioso aumenterà in maniera esponenziale mentre per il resto del personale (intorno al 50%) che non usufruirà di questi passaggi, rimarrà un consolidato malcontento.
Ed attraversa tutte le Agenzie Fiscali la beffa del comma 165 che ha dimezzato le risorse economiche del salario accessorio, azzerando addirittura le risorse di un anno, confermando la nostra convinzione che la stragrande parte del salario accessorio deve rientrare stabilmente in paga base senza essere legata a stanziamenti economici annuali, soggetti alle oscillazioni e agli umori vulnerabili dei vari governi che si succedono.
L’Agenzia del Territorio, in questi giorni in cui si discute del DPCM sul decentramento, vive “l’equivoco” di una situazione traballante dove non si sa ancora se, quando e come i lavoratori e le funzioni saranno trasferiti agli enti locali con una “baruffa” tra amministrazione e sindacati confederali che ci sembra abbastanza di facciata, con varie messe in scena e con un rimpallo di responsabilità continuo. I sindacati confederali che all’inizio avevano appoggiato in toto il decentramento dall’Agenzia agli enti locali, si stanno evidentemente accorgendo dei guasti che si produrranno per cittadini e lavoratori e adesso si stanno arrampicando sugli specchi proponendo una cooperazione tra enti con uno scambio di informazioni, di interventi telematici, di sportelli decentrati (che già ci sono), e non di trasferimento fisico di uomini e mezzi…MARCIA INDIETRO anche se parziale? Vedremo…

E dietro le quinte di questo scenario aziendalistico che si vive nelle Agenzie Fiscali e che poco si addice agli interessi dei lavoratori, c’è il Memorandum per le amministrazioni pubbliche siglato nel gennaio scorso che apporta in tutti i comparti pubblici un bagaglio produttivistico e aziendale ben peggiore dell’attuale dove il raggiungimento dei risultati, i sistemi di valutazione, misurazione e accertamento dell’apporto individuale alla produttività, una mobilità territoriale e funzionale e un sistema di “esodi” diventano il centro per il miglioramento della qualità dei servizi pubblici.
E questo è anche il filo conduttore che attraversa le Agenzie Fiscali:
· dove i diritti dei lavoratori sono carta straccia,
· dove i contratti e i conseguenti recuperi salariali continuano, dopo 15 mesi, ad essere un miraggio, anche col governo “amico” di centro-sinistra,
· dove il mansionismo continua ad essere una piaga trentennale,
· dove l’ordinamento professionale, rispettoso una buona volta del lavoro e dei lavoratori, è una chimera e oggi deve essere tarato con una “rilevazione”,
· dove le piante organiche e il rinnovo del turn over sono ancora in alto mare,
· dove le agibilità sindacali e i diritti ad usufruirle sono sempre monopolio delle organizzazioni sindacali confederali, che fanno il bello e il cattivo tempo.
Questa è la chiave di lettura, forse fugace ma effettiva, delle vicende e delle scelte che subiscono i lavoratori finanziari.
Metterle in discussione, contestarle dalla radice, riproporre forme di lotta è un passaggio fondamentale per ribaltare questi equilibri, senza sperare o illudersi che gli attuali interlocutori sindacali siano “rappresentativi” degli interessi del personale, ma costruendo una buona volta un percorso, forse più difficile, di organizzarsi autonomamente e in alternativa, dal basso.